Voyage – Un viaggio attraverso i secoli seduce l'ascoltatore in un emozionante viaggio musicale nel tempo, da Johann Sebastian Bach a Astor Piazzolla.

Canto d'amore e gioia di vivere offre un'affascinante e nuova esperienza sonora, rivisitando alcuni classici capolavori del Rinascimento e del Barocco, di John Dowland, Giovanni Gabrieli, Henry Purcell e Georg F. Händel. Ospite come solista è il controtenore Joachim Diessner von Isensee.

Scene di bambini rappresenta immagini dell'infanzia dal Romanticismo fino al jazz – un breve caleidoscopio dell' “età dell'innocenza” con musica di Robert Schumann, Peter Tschaikowski, Claude Debussy, Chick Corea ed altri ancora.

Phantasia presenta, con immagini ricche di colore e tonalità, creature fiabesche e mondi lontani ed esotici, con la musica da teatro e del cinema di compositori come Jacques Ibert, Albert Ketèlbey, Benjamin Britten o John Williams.

 

Voyage – Uno dei molti picchi della scienza compositiva bachiana sono i due libri del Clavicembalo ben temperato (accordato secondo l'attuale temperamento equabile), raccolta biblica di 48 preludi e fughe in tutte le tonalità maggiori e minori. J. S. Bach vi fuse l'arte speculativa del contrappunto e la varietà estetica della libera invenzione, mostrandosi vero pozzo senza fondo dell'ideazione musicale, in un'opera divenuta un caposaldo della didattica delle tastiere e dello studio della composizione (Mozart stesso ne trasse alcune fughe trascrivendole per quartetto d'archi), il grande Preludio e fuga BWV 885 in sol minore è uno dei più impegnativi e dai contenuti più elevati. Il preludio, dallo stile handeliano per la cellula ritmica giambica dominante, segue un'andatura solenne e nobile, con un carattere di ouverture dai risvolti organistici per le analogie con altre pagine bachiane. Contropartita adeguata è la lunga fuga a quattro voci, dall'intreccio molto elaborato, e dal soggetto pure solenne e fortemente affermativo.

Nella corposa produzione quartettistica mozartiana è facile intravedere la crescita dello stile e le sue anticipazioni. A sedici anni W. A. Mozart compone il quartetto in rè maggiore K 155 a Bolzano e Verona, primo di una serie di sei nuovi quartetti realizzati durante il terzo e ultimo viaggio in Italia. Secondo del genere (escludendo i divertimenti K 136 - 137 - 138 ), in tre movimenti, forse non fra i più riusciti, porta alla luce le nuove inflessioni verso lo stile viennese passando attraverso quello italiano da Tartini a Boccherini.

Il procedere instabile dell'inventiva di Robert Schumann, la concezione del tempo e della logica dove dominano la compresenza di idee, l'intuizione, il frammento, l'aforisma musicale, l'esigenza di una cantabilità intima e sognante, il dualismo tra introversione lirica e slancio appassionato, trovano nelle forme brevi la massima aderenza e affinità col mondo poetico letterario e col concetto stesso di poesia come base dell'arte. Non solo. Poiché ai tempi di Schumann il mondo dei bambini suscitava tanta attrazione? Hölderlin esaltava la "calma felice dell'infanzia, calma divina", e per Goethe "dove la presunzione mi va a genio? Nei bambini: il mondo appartiene a loro". Schumann aveva innanzitutto compreso che la capacità di immaginare e vivere l'immaginazione nella musica - essenziale per l'artista romantico - è più sviluppata nel giovane e fondamentale nell'adulto: a proposito di Kinderszenen, composte nel 1838 , Schumann scriveva alla moglie darà nel 1838 : «È questa una risposta inconscia a quello che mi hai detto un giorno: "a volte mi sembri un bambino!" Se è così, vedrai che a questo bambino sono spuntate le ali, perché ho scritto più di trenta pezzi brevi e ne ho scelti una dozzina che riunirò sotto il nome di Scene infantili. Proverai senz'altro piacere a suonarle, ma dovrai dimenticare di essere una virtuosa», anche se «queste rispecchiano ricordi del passato di una persona adulta per adulti». Episodi, scene appunto, ma nella miniatura un mondo di lontane evocazioni, semplici solo in apparenza.

Dopo gli studi in conservatorio, il trombettista Jean Faustin, alias Faustin Jeanjean ( 1900 - 1979 ), si lanciò nel mondo del jazz nella Parigi primo ' 900 , dove il nuovo genere aveva iniziato ad affermarsi nelle orchestre da ballo a partire dal 1917 . Insieme al fratello Maurice compose il suggestivo quartetto per sassofoni, strumenti in via di esplorazione e continua scoperta, contribuendo a una tradizione aVViata, almeno in Francia, dall'impiego che ne fecero Lalo (in un analogo quartetto per sassofoni), Massenet (Le Poi de Lahore}, Bizet (L'Arlesienne), Debussy (Rapsodia per sassofono e orchestra), Ravel (in Bolero e nella trascrizione dei Quadri di un'esposizione Mussorgskij).

Nel momento in cui incontrò Bertolt Brecht, come tutti i giovani compositori del suo tempo Kurt Weill si interrogava sulle problematiche del linguaggio musicale: mentre la dodecafonia segnava l'inizio della rottura fra avanguardia e pubblico, egli si mosse all'insegna dell'eterogeneità stilistica e, soprattutto della chiarezza comunicativa. Ricorse quindi a una linguistica multiforme, e memore dell'esperienza di Stravinskij, altrettanto aperto a contaminazioni di ogni tipo, ruppe le schematizzazioni che dividevano la musica in generi. Mescolò sapientemente strutture musicali assolutamente astratte con la rilettura del repertorio d'intrattenimento, ripulito da volgarizzazioni commerciali e dalla massificazione, per dirigere il linguaggio su un canale ideale comprensibile a tutti: impiegò prevalentemente la forma della canzone, con melodie semplici e orecchiabili cantabili anche da non professionisti, il jazz (per Weill "la musica popolare del nostro tempo"), la musica ebraica, ritmi facili o di danze in voga (marcia, valzer, minuetto, furiant, foxtrot, tango, shimmy). Anche l'armonia e gli accordi appartenevano a un contesto misto, gravitante fra tonalità e atonalità spesso instabili. La strumentazione da un lato rispondeva a un'esigenza di economia di mezzi, caratteristica reazione novecentesca all'ipertrofia orchestrale di Wagner e Strauss e conseguenza della riduzione di risor-se dopo la prima guerra mondiale, dall'altro contribuiva alla chiarezza comunicativa: cade il predominio degli archi e compaiono strumenti provenienti dal cabaret, dai locali da ballo, dal jazz (pianoforte, sassofono, bandoneon, chitarra, banjo, batteria). Simbolo del teatro di Weill e Brecht, L'opera da tre soldi (Dreigroschenoper) tratta da The Beggar's Opera di John Gay, segue un impianto musicale basato su una successione di canzoni. Nel 1929 Weill scelse alcuni brani per rielaborarli nella Kleine Dreigroschenmusik per orchestra di fiati, che riprende in una nuova veste la Canzone dell'Inadeguatezza, Moritat, la Anstatt-dass-Song, l'Appello dalla tomba e l'Eptaffio.

In Astor Piazzolla il tango è espressione di una realtà poliedrica, sintesi di istanze musicali colte e influssi popolari, dove la tradizione ha potuto integrarsi in uno stile nuovo, aggiornandosi e trasformandosi. Per Piazzolla è una "musica di rabbia", con una connotazione di tristezza che non è pessimismo, come nel tango tradizionale, ma atteggiamento vincente in quanto spinta alla vita ed espressione di un'aggressività interiorizzata. La musica prende corpo da pochi cenni per svilupparsi lungo linee melodiche concise e affascinanti per inflessione e cadenza, secondo un'infinita continuità ricreativa e rigenerativa, attraverso ritmi irregolari, contrattempi, un'energia che trova origine nella natura stessa della musica. Strumenti minori nella musica di Piazzolla sono il flauto e la chitarra, per i quali scrisse Histoire du tango (Bordel, Cafè, Night Club, Concert d'Aujord'hui}, in cui volle ripercorrere i luoghi del tango (proprio nei bordelli e nei night clubs di Buenos Aires il giovane Piazzolla aveva iniziato a muovere i primi passi). La rielaborazione messa in atto da Piazzolla non poteva nemmeno rinnegare o prescindere da tratti caratteriali ed emozionali tipici e congeniti del tango, quando Discepolo lo amava definire "un pensiero triste che si balla", e che secondo Sabato rappresentava una meditazione sul destino, inse-guendo pensieri cattivi sull'esistenza, suggerendo il neologismo "tanghitudine", coniato dalla studiosa di tango Meri Lao, come sintesi di "finitudine, solitudine, negritudine". Una delle peculiarità strettamente musicali del tango è il rispecchiare una condizione sociale di conflittualità, sradicamento, provvisorietà. Nato in ambiente maschile, in un contesto d'immigrazione fra uomini soli, il tango porta infatti con sé un'idea di protourbanizazione legata a sentimenti di solitudine, nostalgia, emarginazione, esclusione, difficoltà sociali, entro una poetica di transizione e cambiamento, quasi un'istantanea del passaggio verso la ricostruzione.

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